Crisi e instabilità geopolitica spingono la casa come bene rifugio

L’instabilità geopolitica, i fronti di guerra che invece di ridursi si moltiplicano, le politiche economiche incerte e anche l’ingresso in scena dei nuovi dazi hanno riportato alla ribalta un grande classico della prudenza italiana: l’investimento immobiliare. Come l’oro – che dall’inizio del 2024 si è rivalutato di oltre il 50% – anche la casa è tornata a essere percepita come bene rifugio. Sullo sfondo il timore non immotivato di una nuova stagione di rialzo dei tassi di interessi con picchi come nel 2023.
Il 38° Rapporto congiunturale del Cresme fotografa un mercato in piena accelerazione. «Bisogna considerare la dinamica attivata subito dopo il Covid – spiega il direttore Lorenzo Bellicini -. Con la pandemia e la chiusura del Paese gli italiani hanno riscoperto la casa, tant’è che nel 2021 il mercato delle compravendite ha fatto un balzo del 38 per cento, prima di riscendere e adesso nuovamente salire».
Dopo sei trimestri consecutivi in calo tra il terzo trimestre 2022 e la fine del 2023, il 2024 ha archiviato un modesto ma significativo +1,3% di compravendite, grazie al balzo del +7,6% negli ultimi tre mesi dell’anno. Ma è il 2025 ad aver sorpreso: il primo trimestre ha segnato un inatteso +11,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nonostante i tassi sui mutui si siano sostanzialmente stabilizzati intorno al 3,3 per cento.
Il meccanismo non si spiega solo con la dinamica del credito: secondo il Cresme, la corsa all’acquisto risponde anche alla «necessità di sicurezza» e alla volontà di proteggere il risparmio da possibili nuove ondate inflazionistiche. In sintesi, il mattone è tornato a essere un’assicurazione contro le turbolenze dei mercati. La crescita è diffusa sul territorio nei primi mesi del 2025: Roma (+10,7%) e Bologna (+9,3%) guidano tra le grandi città, Milano risale (+7,1%) dopo un 2024 debole, mentre Firenze (-6,2%) e Padova (-1,5%) restano in controtendenza. A trainare sono anche molti capoluoghi minori, con exploit come Sondrio (+66,3%) e Frosinone (+57,4%).
Sul fronte dei prezzi, dopo anni di stagnazione l’Italia registra due anni consecutivi di rialzi reali: +1,8% nel 2024 e +2,5% atteso nel 2025. Valori ancora bassi nel confronto europeo, ma destinati a crescere, anche per effetto della continua tensione sul mercato delle locazioni, dove i canoni sono aumentati del 4,7% nel 2024 e del 3,8% nel primo trimestre di quest’anno. La domanda di affitto, alimentata da studenti, lavoratori fuori sede, turisti e nuovi residenti, supera di gran lunga l’offerta, nonostante quest’ultima sia in aumento (+11% nel primo semestre 2025). L’uso crescente dei contratti transitori e delle locazioni brevi riduce ulteriormente la disponibilità di soluzioni stabili, contribuendo a mantenere alta la pressione sui prezzi.
Anche il non residenziale mostra segni di vivacità, trainato dal comparto commerciale (+8,1% a inizio 2025), mentre uffici (-5,9%) e produttivo (-0,7%) rallentano. Gli investimenti corporate, però, sono tornati sopra i 10 miliardi nel 2024 e potrebbero superare i 12,5 miliardi nel 2025, puntando soprattutto su alberghi e retail.
Le prospettive restano positive: per il 2025 il Cresme prevede un +5,3% di compravendite e un aumento dei prezzi superiore all’inflazione. In un mondo incerto, l’Italia sembra riaffidarsi a una vecchia certezza: quando la crisi morde, ci si rifugia dentro le mura di casa